Internet è, o meglio potrebbe essere, una grandissima opportunità per i disabili per vivere una vita più ricca e integrata nella società cui appartengono, se tutti i siti avessero cura di seguire le linee-guida dell’accessibilità per chi ha handicap visivi, uditivi, problemi di apprendimento, deficit cognitivi, difficoltà motorie e/o nel parlato e per gli anziani.
Un’importante misura in questa direzione è quella promossa dal ministro all’Istruzione con delega all’innovazione delle PA Francesco Profumo, che tramite decreto ha aggiornato i parametri tecnici di accessibilità che i portali online della Pubblica Amministrazione devono possedere, sulla scorta di quanto suggerito dall’Unione Europea. Gli standard sono quelli internazionali W3C WCAG 2.0, ovvero quelli fissati dal World Wide Web Consortium, il cui direttore è l’inventore del web Tim Berners-Lee. Un esempio semplice è quello di fornire un’alternativa testuale a tutti i contenuti non testuali, in modo tale che possa essere facilmente ingrandito o convertito in braille o text to speech.
L’Italia è tra i primi Paesi dell’Unione a recepire tali standard nel settore pubblico. Per la stesura del decreto sono state ascoltate associazioni di programmatori e sviluppatori, di disabili e i rappresentanti della Pubblica Amministrazione.
La filosofia di fondo è che ogni cittadino deve poter utilizzare senza difficoltà ogni singolo servizio presente sulle pagine dei siti della PA, e pertanto l’accessibilità diventa un criterio primario che ne deve guidare le specifiche tecniche. Il decreto stabilisce inoltre che ai “programmi statici” vanno preferiti quelli sociali, in modo tale che anche il cittadino disabile possa richiedere o fornire informazioni, non più “spettatore passivo” ma soggetto attivo cui sia permesso di interagire. I servizi in questione sono infatti fondamentali: sanità, sicurezza sociale, lavoro e occupazione, iscrizioni scolastiche ed universitarie, richiesta di documenti e certificati.






